A INDY

12 Aprile 2007 3 commenti

LA PIOGGIA NEL PINETO

Taci. Su le soglie
del bosco non odo
parole che dici
umane; ma odo
parole più nuove
che parlano gocciole e foglie
lontane.
Ascolta. Piove
dalle nuvole sparse.
Piove su le tamerici
salmastre ed arse,
piove su i pini
scagliosi ed irti,
piove su i mirti
divini,
su le ginestre fulgenti
di fiori accolti,
su i ginepri folti
di coccole aulenti,
piove su i nostri volti
silvani,
piove su le nostre mani
ignude,
su i nostri vestimenti
leggieri,
su i freschi pensieri
che l’anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
t’illuse, che oggi m’illude,
o Ermione.

Odi? La pioggia cade
su la solitaria
verdura
con un crepitío che dura
e varia nell’aria
secondo le fronde
più rade, men rade.
Ascolta. Risponde
al pianto il canto
delle cicale
che il pianto australe
non impaura,
nè il ciel cinerino.
E il pino
ha un suono, e il mirto
altro suono, e il ginepro
altro ancóra, stromenti
diversi
sotto innumerevoli dita.
E immersi
noi siam nello spirto
silvestre,
d’arborea vita viventi;
e il tuo volto ebro
è molle di pioggia
come una foglia,
e le tue chiome
auliscono come
le chiare ginestre,
o creatura terrestre
che hai nome
Ermione.

Ascolta, ascolta. L’accordo
delle aeree cicale
a poco a poco
più sordo
si fa sotto il pianto
che cresce;
ma un canto vi si mesce
più roco
che di laggiù sale,
dall’umida ombra remota.
Più sordo e più fioco
s’allenta, si spegne.
Sola una nota
ancor trema, si spegne,
risorge, trema, si spegne.
Non s’ode voce del mare.
Or s’ode su tutta la fronda
crosciare
l’argentea pioggia
che monda,
il croscio che varia
secondo la fronda
più folta, men folta.
Ascolta.
La figlia dell’aria
è muta; ma la figlia
del limo lontana,
la rana,
canta nell’ombra più fonda,
chi sa dove, chi sa dove!
E piove su le tue ciglia,
Ermione.

Piove su le tue ciglia nere
sìche par tu pianga
ma di piacere; non bianca
ma quasi fatta virente,
par da scorza tu esca.
E tutta la vita è in noi fresca
aulente,
il cuor nel petto è come pesca
intatta,
tra le pàlpebre gli occhi
son come polle tra l’erbe,
i denti negli alvèoli
con come mandorle acerbe.
E andiam di fratta in fratta,
or congiunti or disciolti
(e il verde vigor rude
ci allaccia i mallèoli
c’intrica i ginocchi)
chi sa dove, chi sa dove!
E piove su i nostri vólti
silvani,
piove su le nostre mani
ignude,
su i nostri vestimenti
leggieri,
su i freschi pensieri
che l’anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
m’illuse, che oggi t’illude,
o Ermione.

To be or no to to be?.? Not to be!!!

5 Settembre 2006 3 commenti


Speeman fu il pionere della clonazione, ma purtroppo il suo esperimento non potè mai essere concluso?.era il 1938!

La pecora Dolly (1996) e la topolina Cumulina (1998) sono i primi mammiferi clonati. Da una cellula somatica (una cellula già differenziata con una propria funzione, es. fegato, sangue, etc.), è stato prelevato il nucleo (DNA) ed è stato inserito in essa il nucleo di una cellula staminale embrionale.La cellula somatica ha cosi? ripreso le origini di cellula primitiva ed è poi stata impianta nell?utero della donatrice somatica. Questi esperimenti dimostrano che è possibile ?riprogrammare? la cellula somatica e renderla primitiva per dare origine ad un? essere vivente.
Qui molti si chiederebbero a che pro favorire la ricerca sulla clonazione. Solo un matto e magari anche il Berluska, chiederebbero di essere clonati!

Ma perché proprio la cellula staminale? Questa piccola cellula ha molte potenzialità, infatti dopo che la cellula uovo è stata fecondata (zigote) essa è destinata a dividersi in tante cellule staminali identiche (blastula o blastocisiti). In natura capita che da questa grappolo di cellule si stacca una piccola cellula per dare poi vita ai gemelli monozigoti.
L?idea di molti ricercatori è utlizzare le cellule staminali della blastocisti per studiarne i comportamenti biologici e magari indirizzare una di queste cellule staminali nello sviluppo di una particolare cellula somatica (fegato, cuore, pancreas, etc?).

La grande questione di fondo è “quando la vita ha inizio” – dice Laurie Zoloth , professore di etica medica alla Northwestern University di Chicago -. Su questo tema culture e religioni differenti sono divise. Se considero la blastocisti come un bambino, allora la clonazione terapeutica è un omicidio. È un po’ come uccidere un individuo per trapiantare i suoi organi. Se invece considero questo grappolo di cellule indifferenziate come qualcosa che fa parte di un’altra categoria, per esempio decido che la vita ha inizio quando l’embrione si impianta nell’utero, o successivamente, allora posso ammettere la clonazione terapeutica.

Allora qualsiasi spermatozoo o cellula uovo puo? essere un potenziale individuo!!!Saremmo tutti degli assassini?!

Quando avremo capito nei dettagli come sia possibile riprogrammare l?informazione genetica di una cellula somatica (e questo richiederà ancora molti anni di ricerca), disporremo di quelle conoscenze e di quegli strumenti concettuali che ci permetteranno di ripercorrere, passo per passo,gli eventi che portano alle trasformazioni tumorali e di individuare i meccanismi molecolari che li presiedono e li guidano.
Potrebbe quindi diventare possibile un intervento terapeutico in grado di riprogrammare le cellule tumorali e farle «rientrare» nel sentiero differenziativo che avevano ormai perso.
Molte linee di ricerca sono coinvolte nello studio delle cellule staminale adulte (ogni tessuto è provvisto di cellule staminali, tranne il pancreas ), ma purtroppo sono di difficile reperibilità poiché sono numericamente scarse, così come quelle derivate dal cordone ombelicale; inoltre, non possono essere coltivate tempi molto lunghi in quanto, dopo alcune divisioni cellulari, tendono a perdere le caratteristiche di plupotenzialità. Va inoltre ricordato che un grosso ostacolo per l?impiego terapeutico per queste cellule staminali è legato a eventuali incompatibilità immunologiche tra donatore di staminali e ricevente. Questo limite non esiste per le staminali prelevate dagli stadi iniziali dell?embrione, dette per questo Embrionali (ES), sinora però sperimentate pochissimo a livello terapeutico.

Nel 1999 alcuni ricercatori S.Raffaele di Milano (il loro è stato un NO al referendum sull?utilizzo di cellule staminali embrionali a scopi terapeutici) hanno addirittura pubblicato un lavoro artefatto su una rilevante rivista scientifica Science sulle cellule staminali adulte: Questo lavoro dimostrava la capacità delle cellule staminali del cervello di trasformarsi in cellule del sangue. Una notizia rivoluzionaria perché smentisce un dogma fondamentale dell’embriologia: durante lo sviluppo dell’embrione si formano tre foglietti, da ciascuno dei quali poi si produrranno cellule con destini molto diversi (osso, muscolo, sistema nervoso, etc.). Non era mai accaduto che una cellula prodotta da un foglietto “saltasse” il confine embrionale, per produrne una di un tessuto d’origine diversa.

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:: MARIO TOMMASINI CI HA LASCIATO

20 Aprile 2006 Nessun commento

Ci ha lasciato Mario Tommasini partigiano e compagno di mille battaglie per il progresso degli uomini e delle donne d’ Italia. Figura carismatica della sinistra ‘parmigiana’ e conosciuto in tutto il nord Italia, Mario è stato una delle ultime icone di un mondo che è quasi completamente sparito, soppiantato dai politicanti di mestiere e dai mestieranti della politica. Il presidente della Provincia di Parma Vincenzo Bernazzoli ha rilasciato la seguente dichiarazione:
“Tommasini ha lavorato fino a quando la salute glielo ha consentito guidando i lavori del Laboratorio per le politiche degli anziani, un incarico che la Provincia gli aveva confermato anche per questa legislatura. La sua è stata una vita d’impegno a favore dei deboli e degli emarginati. Vorrei ricordare in particolare le sue battaglie come assessore provinciale in difesa dei diritti degli esclusi, dei malati psichici e degli anziani vissute attraverso l’appassionata ricerca di soluzioni innovative, dimostrando una grande capacità di sviluppare risposte sempre più adeguate ai bisogni di ciascuno. Questa grande carica innovativa, questa tenacia nel lottare per i valori nei quali ha creduto è la lezione che oggi ci consegna, ciò che di lui vogliamo resti vivo nel nostro agire quotidiano. Mario Tommasini è stata una personalità di livello nazionale forte, autonoma, fuori dagli schemi, espressione dell’anima popolare e solidale di questa città. Se Parma è oggi la realtà civile che tutti conosciamo è anche grazie all’impegno di uomini come lui”.
“Ho appreso con commozione la notizia della scomparsa di Mario Tommasini, amministratore della Provincia, del Comune di Parma, consigliere regionale. Uno dei protagonisti più amati e popolari della Parma democratica e antifascista che contribuì a far rinascere come combattente per la libertà e dirigente politico. Ne ricordiamo l’impegno sincero e appassionato per l’affermazione dei diritti di tutti, a partire dai più deboli. In questo momento di dolore desidero far giungere alla famiglia i sentimenti di cordoglio più profondo miei personali e di tutto il consiglio provinciale”. Mario De Blasi

“Ho appreso con viva commozione la notizia della scomparsa di Mario Tommasini, una delle figure più eminenti della sinistra e della vita pubblica di Parma cui ha dedicato la sua intera esperienza con grande e straordinaria passione. Mario Tommasini ha concorso con il suo esempio e il suo impegno alla formazione culturale e politica di più di una generazione di democratici e combattenti per la dignità della persona. Desidero esprimere in questo momento di profondo dolore il più sincero cordoglio mio personale e del gruppo consiliare DS della Provincia” Ginetto Mari

“Mario era una delle ultime icone di una sinistra che non esiste quasi piu’: compagno colto ed eclettico, un carisma fuori dal comune Mario è sempre stato dalla parte delle libertà e delle pari opportunità e dalla parte dei soggetti piu’ deboli. Ci mancherà, cosi come ci è mancato e ci manca Sandro Pertini, Riccardo Lombardi, Luca Coscioni e altri “cani sciolti e liberi” del passato prossimo.
Nelle ultime conultazioni politiche, Mario ha sostenuto la rosa nel pugno? ultimo lascito alla sua città ed alla sua gente.
Compagno Tommasini sempre presente ! ” Indy Stroppa

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AVIARIA AGGIORNAMENTI 05/03/2006

5 Marzo 2006 Nessun commento

05/03/2006 ore 15.51
Il numero di casi di influenza aviaria aumentano con il passare delle ore nella Confederazione Elvetica: alcuni uccelli selvatici sono stati ritrovati morti e sono risultati positivi al virus H5, ha reso noto l’Ufficio federale di veterinaria. Si tratta di due anatre e due folaghe ritrovate a Zurigo e dintorni.

I campioni sono stati inviati al laboratorio di riferimento europeo a Weybrigbe (GB) per confermare se si tratti del ceppo altamente patogeno H5N1. I risultati sono attesi tra una settimana.

05/03/2006 ore 07.01
A Lucerna, ieri, sette uccelli selvatici: un cigno, tre folaghe, un germano reale, due gabbiani, sono stati rinvenuti nella baia della città.

Si tratta dei primi casi sospetti di influenza aviaria in questo cantone. Campioni sono stati inviati al laboratorio di riferimento di Zurigo e i risultati sono attesi lunedì.
Misure adeguate sono state immediatamente prese, hanno comunicato oggi i servizi del veterinario cantonale.

Mentre venerdi’, a Novazzano, su segnalazione di una anziana signora, il veterinario cantonale, ha recuperato nel prato adiacente le scuole e l’ ospizio per anziani, un volatile morto, presumibilmente un corvo.
I resti del pennuto sono stati inviati in laboratorio per analisi specifiche, al momento ancora alcuna notizia.
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:: RICOMINCIAMO DALL’ INDIVIDUO

2 Marzo 2006 Nessun commento

RICOMINCIAMO DALL’INDIVIDUO di Alain Tourraine (SAGGIO DEL 1992, ma quanto mai attuale aldila’ dei riferimenti temporali) Nel mondo della globalizzazione e della de-socializzazione dell’economia, l’analisi sociologica e l’impegno vanno radicalmente ripensati. Bisogna ridare priorità alla società civile sulla società politica. 1. Quando parliamo di impegno dobbiamo anzitutto cercare di definire il mondo nel quale ci troviamo a vivere e a operare. Ho passato gran parte della mia vita ad analizzare la societa’ industriale e, successivamente, la societa’ postindustriale. Ho utilizzato un approccio storico-sociologico ai grandi insiemi, a quelli che un tempo si sarebbero definiti "modi di produzione" o "tipi ideali" di societa’. Oggi, la situazione e’ cambiata e per conseguenza sono portato a interpretare la realta’ attuale da un punto di vista differente. L’analisi di un nuovo tipo di societa’, che resta indispensabile, e’ oggi meno urgente di quella delle forme di cambiamento sociale e storico. Ecco perche’ mi interesso meno in questo momento della societa’ postindustriale rispetto a cio’ che ho chiamato i modi di sviluppo. Non mi riferisco piu’ alla societa’ A o B, ma a come si passa da A a B, che e’ cosa completamente diversa. Per essere ancora piu’ chiaro, utilizzero’ un paragone storico. Nel XIX secolo si analizzava la societa’ industriale nei suoi vari aspetti – rapporti di classe, movimento operaio, concentrazioni capitalistiche eccetera. Alla fine del secolo scorso e all’inizio di questo si comincia invece a parlare di tutt’altro, di imperialismo, cioe’ non di un tipo di societa’ ma di un modo di sviluppo e di trasformazione del mondo. Ora, io credo che quando noi oggi diciamo globalizzazione intendiamo esattamente riferirci a qualcosa che cent’anni fa chiamavano imperialismo. Che cos’era l’imperialismo se non il prevalere del capitalismo finanziario internazionale sui capitalismi industriali nazionali – dunque esattamente lo stesso fenomeno che stiamo vivendo oggi? La globalizzazione che caratterizza il mondo attuale e’ essenzialmente la de-socializzazione dell’economia. Essa crea dei networks internazionali, cioe’ de-nazionalizzati, de-socializzati, senza alcun contenuto ne controllo sociale, politico, culturale. In Egitto, in India o in Messico delle elite apparentemente nazionali si definiscono di fatto per la loro partecipazione a un network internazionale basato sul capitale finanziario. Dobbiamo ricordare che ormai lo scambio di merci rappresenta il 3-4 per cento degli scambi finanziari globali. E questi scambi si sviluppano a un livello di funzionamento del tutto indipendente dalle societa’ nazionali. In questo senso occorre oggi parlare di modi di sviluppo e non piu’ di tipi di societa’ definiti dall’interdipendenza di attivita’ di produzione, di istituzioni politiche, di forme di relazioni sociali e di pratiche o valori culturali. Ma globalizzazione non significa affatto socializzazione globale. Vorrei sottolineare con la massima forza che non esiste un sistema sociale o politico mondiale. E’ l’ordine geoeconomico che prevale su quello politico. Nelle nostre societa’ non si discute piu’, in prevalenza, di temi politico-sociali, ma di grandi temi geoeconomici, di problemi internazionali e, d’altra parte, di temi che anch’essi non sono legati a una societa’ concreta, ma toccano problemi antropologici generali, come quelli della bioetica, o quelli che toccano l’uso della conoscenza e della diffusione. 2. Storicamente, la dinamica sociale e politica si e’ sviluppata o nel quadro delle citta’ – all’olandese o all’italiana – o nel quadro degli Stati nazionali – all’inglese o alla francese. Oggi, assistiamo alla costruzione di un capitalismo su scala mondiale – in questo senso si puo’ parlare di un nuovo imperialismo. Quando dico imperialismo o globalizzazione non evoco dei conflitti sociali interni, non mi riferisco a una dinamica politica. Concentro invece l’analisi su un fenomeno che a suo modo abbiamo conosciuto tra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX: lo scontro tra l’imperialismo e i nazionalismi o le reazioni dei paesi colonizzati. E’ esattamente quanto sperimentiamo oggi. Noi abbiamo il mondo che potremmo chiamare globale, quello del G8 e affini, che entra in tensione con le resistenze dei paesi dominati, con i loro nazionalismi o integralismi. Il mondo globalizzato non e’ un tipo di societa’, e’ un sistema impersonale di sviluppo e di potere, staccato dalle societa’ nazionali e dunque portato a disgregarle e a scontrarsi con le realta’ nazionali, culturali, etniche, religiose. Assistiamo oggi alla dissociazione e allo scontro tra quello che Marx avrebbe definito il mondo delle merci e che io oggi chiamerei piuttosto il mondo dei networks, delle reti, dei segni e, dall’altra parte, il mondo dell’identita’, della soggettivita’, della comunita’. Un conflitto, dunque, tra universo oggettivato, economico-finanziario, e universo soggettivato, politico-culturale. Non c’e piu’ un solo grande paese industriale dotato di un sistema politico vero e proprio. Ci sono delle procedure democratiche, certamente. Quello che manca e’ la rappresentanza sociale. Non ci sono forze o classi o gruppi d’interesse che trovino rappresentanza. Assistiamo a una disgiunzione totale fra politico e sociale. Di piu’ : non c’e nessuna mediazione tra l’economia globalizzata e le soggettivita’ cultural-politiche che da noi possono prendere la forma di gruppi privati, di associazioni volontarie, di sette. Noi viviamo oggi sotto la doppia minaccia della dittature comunitarie – Milosevic, Khomeini, Deng Xiaoping – e del potere del sistema finanziario o mediatico internazionale che produce quasi senza concorrenza dei modelli, degli interessi, dei segni, dei valori nel senso economico del termine. Fra i due livelli c’e un conflitto insanabile. Non sappiamo quale sara’ l’esito di questo scontro. Avremo, come alla fine dell’imperialismo dell’Otto-Novecento, una rivincita del politico sull’economico, sotto forma di un neo-totalitarismo nazionalista? La prima meta’ del prossimo secolo sara’ dominata da un nazional-totalitarismo cinese cosi’ come la prima meta’ di questo secolo e’ stata segnata dai nazional-totalitarismi staliniano e hitleriano? 3. In ogni caso, il punto essenziale per capire il mondo d’oggi e’ che bisogna interpretarlo non come un tipo di societa’ ma come un modello di cambiamento storico. E questo cambiamento non produce movimenti o attori sociali, non produce meccanismi politici. Puo’ produrre invece dei movimenti che preferisco chiamare storici. Talvolta si tratta di movimenti popolari. Tal’altra, invece, animano delle elite dirigenti. Di essi senza dubbio i piu’ importanti sono quelli che potremmo riferire a modello asiatico. Esso vuole ricomporre la frattura fra culture ed economie associando liberismo economico e nazionalismo culturale. E’ una soluzione autoritaria che potrebbe prevalere nel corso del prossimo secolo. Per il momento, constatato che essa prevale in Cina, e i modo piu’ moderato a Singapore, in Malesia, in Indonesia. In compenso, essa e’ arretrata in Corea del Sud e a Taiwan. Quanto al Giappone, la situazione è incerta, ma non dimentichiamo che per la prima volta nel dopoguerra il primo ministro e’ un nazionalista. D’altra parte, il sistema giapponese e’ proceduralmente democratico ma culturalmente in gran parte etnico. Credo che il successo del modello asiatico – la principale posta in gioco geopolitica del XXI secolo – dipendera’ in grande misura dall’evoluzione della situazione in Giappone. Non credo invece che l’avvento del mondo globalizzato significhi, in senso geopolitico, l’egemonia culturale americana su scala planetaria. Infatti, in nessun altro paese si puo’ osservare come negli Stati Uniti la dissociazione tra identita’ culturali ed economia globalizzata. New York e Los Angeles sono hubs of the world networks, ma allo stesso tempo la societa’ americana e’ la più frammentata dell’Occidente. Dove si incontra una cosi’ evidente distruzione dei vincoli e delle mediazioni politico-sociali? L’immagine di Los Angeles – una sequenza di ghetti collegati fra loro da autostrade – mi pare esemplare: non c’e piu’ società nel senso stretto del termine. E’ vero che i networks internazionali sono centrati sugli Usa. E’ vero, forse, che in qualche misura questo puo’ essere utile agli Stati Uniti. Ma certamente non esiste un progetto imperialista americano che intende utilizzare la globalizzazione a fini di espansione del proprio modello culturale e politico nel mondo. 4. Come analizzare queste nostre societa’ in fase di cambiamento accelerato? Mettendo anzitutto da parte l’armamentario utilizzato per interpretare le societa’ industriali. Oggi non ha nessun senso parlare di classi e conflitti di classe, o addirittura di sfruttamento. Il concetto sociologico fondamentale e’ invece quello di esclusione. Ci sono individui che sono in e individui che sono out. E cio’ senza indurre nuovi movimenti sociali, resistenze, dibattiti. Viviamo una fase di straordinario silenzio sociale. I problemi sociali interni delle nostre societa’ occidentali postindustriali, che io talvolta chiamo societa’ programmate, sono attualmente sovrastati dalle reazioni alla logica dei flussi globali, dei mercati globali, reazioni che non sono piu’ quelle di un attore sociale, definito dal suo lavoro, dal suo reddito eccetera, ma piuttosto dalla sua personalita’ individuale e dalla sua eredita’ culturale. La politica dei governi non ha nulla a che vedere con i conflitti sociali, perche e’ invece tutta proiettata sulla dinamica internazionale. Ogni paese lotta per non essere escluso dai grandi flussi tecnologici, mediatici e finanziari a livello mondiale. Negli ultimi mesi (1992 n.d.r.), l’eccezione e’ stata la Francia. La crisi sociale e politica provocata dall’aumento della disoccupazione e dalla reazione al piano di rigore varato dal governo Juppe e’ stata certamente importante. Ma non si e’ trattato affatto come qualcuni hanno sostenuto – di un conflitto fra l’elite pro Maastricht e la under class, gli esclusi, i marginalizzati. E’ stata invece un’espressione della reazione nazional-identitaria alla globalizzazione che qui in Francia si concentra nella difesa delle classi medie legate al settore pubblico. Una sorta di nazionalismo di sinistra che non ha nulla a che vedere con Le Pen ma che pretende dallo Stato la garanzia del proprio livello di benessere. Per usare un’espressione provocatoria, potrei dire che si tratta di un movimento reazionario, nel senso di reagire alla globalizzazione. Da questo punto di vista gli italiani sono molto piu’ avanti, molto piu’ progressisti di noi. Sara’ perche non hanno uno Stato vero e proprio, ma i sindacati e l’imprenditoria italiana discutono, in qualche modo, di come stare nei processi di globalizzazione. In Francia, assolutamente no. E noi veniamo da dodici anni di politica monetarista mascherata in una cornice di sinistra. Il risultato e’ uno stop and go: si fa un go ultra-monetarista e poi, dopo un po’, ci si ferma, ci si sdraia per terra e si invoca l’eccezione francese, lo Stato nazionale, Napoleone e De Gaulle . Poi si ricomincia come se nulla fosse, fino al prossimo stop. Lo stesso vale per l’Inghilterra. Forse perche sono i due piu’ antichi Stati europei, Francia e Inghilterra stanno dissolvendo nell’aria il loro capitale di rivendicazione sociale. Il signor Scargill o Tony Benn hanno avuto in Inghilterra la stessa funzione del sinistrismo sindacale o intellettuale francese, proprio mentre tedeschi, italiani e persino spagnoli facevano della negoziazione sociale di tipo piuttosto socialdemocratico. 5. La questione dell’individuo e della sua liberta’ va radicalmente ripensata nel nuovo contesto. Dal Settecento a oggi, la nostra immagine della liberta’ e’ stata un’immagine sociale, civica. In Francia, noi amiamo chiamarla repubblicana. Abbiamo sempre parlato di diritti dell’uomo in quanto cittadino. Ma ormai da tempo assistiamo all’arretramento e al progressivo abbandono di questa concezione repubblicana, che ha avuto un ruolo di liberazione contro gli anciens regimes, ma che si e’ trasformata in principio di dominio dello Stato o persino della maggioranza a scapito della liberta’ individuale. Ha cominciato il movimento operaio, contestando il mondo repubblicano perche’ favorisce lo sfruttamento capitalistico e proponendosi come difensore di diritti universali attraverso la difesa di diritti particolari, quelli dei lavoratori. Poi siamo passati dalla difesa dei diritti civili, politici, sociali, a quella dei diritti culturali, del diritto all’identita’ e cosi via. Ora, io tendo a difendere la liberta’ sotto una specie completamente diversa da quella cara ai fautori del repubblicanesimo francese. Essa non si identifica con la partecipazione della vita sociale ma molto piu’ con la limitazione dei poteri dello Stato nei confronti dell’individuo, del soggetto. Stiamo riscoprendo che la liberta’ dell’uomo non si produce attraverso il suo trionfo nel campo economico e sociale, ne tantomeno grazie alla vittoria di un potere popolare, ma con la difesa dei diritti e della liberta’ , della persona e dei gruppi di persone di fronte ai poteri pubblici. E’ la rivincita della concezione inglese, olandese, su quella americana e francese; la rivincita di Locke sull’idea di "volonta’ generale", sull’ideologia del progresso. Esistono diritti umani che non hanno nulla a che vedere con i diritti del cittadino, anzi in qualche caso sono ad essi opposti. 6. Nel campo della sociologia, questa evoluzione del mondo nel senso della de-socializzazione comporta dei problemi molto rilevanti. Siamo passati da una definizione del nostro lavoro come analisi dei sistemi a un insieme centrato sugli attori. Abbiamo lasciato alle nostre spalle le sociologie olistiche per tuffarci nel mondo complesso della sociologia degli attori. La sociologia dei sistemi e’ oggi storia. Bisogna studiarla con la stessa distanza con cui affrontiamo la filosofia politica del Sette-Ottocento. Tutto quello che abbiamo chiamato sociologia tra Comte e Parsons appartiene al passato. La sociologia attuale, che deve molto a Weber, e’ invece esclusivamente fondata sugli attori, sui soggetti. Esiste naturalmente una grande diversita’ di modi di concepire l’attore sulla scia delle teorie estreme del rational choice e le importanti analisi dell’azione strategica fino allo studio dei processi politici e soprattutto fino alla ricerca sui movimenti sociali come attori delle trasformazioni sociali. Ma, al di la’ di queste profonde differenze, noi tutti stiamo riscoprendo che il fondamento della vita sociale, della politica, del sistema istituzionale e legislativo non puo’ essere che non sociale. Ecco perche’ diventa essenziale rompere l’identificazione fra liberta’ e societa’ buona, questa identificazione rivoluzionaria di tipo ottocentesco che e’ culminata poi nell”saltazione delle guardie rosse e nel viaggio di Foucault a Teheran per scoprire le virtu’ rivoluzionarie di Khomeini. Quando parlo di sociologia dell’attore, mi riferisco a un attore non sociale. Egli non e’ definito dal suo ruolo sociale, da doveri a da norme definite in seno alla societa’. Anzi, egli e’ essenzialmente rivolto verso se stesso. Il suo problema e’ di conservare la sua identita’ in questo cambiamento incessante, nell’eraclitiano panta rei contemporaneo. Sono io qualcosa di piu’ di una serie di bisogni e di ruoli che esprimo al supermercato o mentre guardo la televisione, mentre decido se comprare una merce o cambiare programma? Io non sono determinato unicamente dalla mia collocazione nei flussi commerciali e informativi globali, perche’ sono orientato anche dal mio desiderio di identita’, di autostima, di liberta’ creativa. Ecco il punto fondamentale. Io credo che oggi la riflessione sociologica consista nell’individuare le condizioni sociali di costituzione e di protezione della liberta’ del soggetto, un soggetto rivolto verso se stesso, verso la propria storia di vita, in un mondo esploso e decomposto. E’ un lavoro estremamente difficile, perche parte da una concezione autoreferenziale del soggetto. L’obiettivo e’ la ricostruzione di un’identita’ di soggetto libero non sociale, non solo di consumatore, lavoratore o persino cittadino. Per prima cosa c’e dunque l’autoaffermazione del soggetto, cui segue immediatamente il riconoscimento dell’altro come Soggetto, cioe come persona che lavora per combinare la sua identita’ culturale con la sua partecipazione a un universo di azione strumentale. E’ a partire dall’affermazione di me stesso come soggetto e del riconoscimento dell’altro che costruisco una concezione della societa’ . Per me il tema del soggetto implica il tema della comunicazione tra soggetti, dell’alterita’, da collocare in una cornice istituzionale democratica: per me la democrazia e’ la politica del soggetto, cioe’ l’insieme delle garanzie della liberta’ del soggetto e della sua comunicazione sociale. E questa comunicazione e’ essenzialmente interculturale – cio’ che pone la mia concezione del soggetto in una prospettiva sociale. Una politica democratica consiste nel permettere a ciascuno di agire come soggetto, cioe’ di essere libero, cio’ che suppone la solidarieta’ che rifiuta l’esclusione, e suppone di essere riconosciuti nel proprio sforzo di individuazione, ciò che esige il pluralismo sociale e culturale e non piu’ la riduzione di tutti al modello individualista-universalista dei Lumi. Dunque, il mio approccio non consiste nel partire dalla societa’ per giungere all’individuo, giacche’ non esiste piu’ una societa’ come sistema, nel senso personsiano del termine. Per me vale invece il procedimento contrario. E’ in questo senso che sono radicalmente antirepubblicano e assolutamente democratico, perche’ sono interessato alla ricerca delle condizioni sociali della sopravvivenza della liberta’ individuale. Preferisco percio’ definirmi come un liberaldemocratico, insistendo sulla separazione dei due termini ed escludendo dall’aggettivo "liberale" ogni connotazione economica. Sono liberale nel senso inglese della limitazione del potere dello Stato – di tutti i poteri, in generale. Voglio ricostruire una concezione della societa’ a partire dalla difesa dell’individuo come soggetto, intendendo per soggetto il desiderio dell’individuo di essere attore, cioe’ di comandare sul suo ambiente, di avere piu’ influenza sul suo ambiente di quanta esso ne abbia su di lui. In altre parole, la posta in gioco per ciascuno di noi e’ la capacità di modificare l’ambiente che ci circonda, nel quadro storico-geopolitico della globalizzazione e della de-socializzazione del soggetto. Questa concezione che non si riduce all’individualismo. La liberta’ di ciascuno dipende dalle condizioni sociali. Ma la politica non deve piu’ essere considerata come la realizzazione della liberta’ umana. Questa e’ piu’ presente nell’esperienza di vita personale e nelle relazioni con il prossimo che nelle scelte politiche largamente dominate dalle esigenze dell’economia globale. Bisogna tornare a dar priorita’ alla società civile sulla societa’ politica. di Alain Touraine giornalista francese saggio del 1992
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AVIARIA AGGIORNAMENTI

27 Febbraio 2006 Nessun commento


SVIZZERA
BERNA 26/02/2006
Dopo il primo caso di influenza aviaria riscontrato in Svizzera le analisi sugli uccelli proseguono a pieno regime. Da ieri non sono emersi nuovi casi di contagio. Stamane erano disponibili i risultati di undici test, tutti negativi.

Attualmente viene esaminata giornalmente una ventina di volatili, ha dichiarato oggi all’ATS Marcel Falk, portavoce dell’Ufficio federale di veterinaria (UFV). Dal momento del ritrovamento di un uccello morto a quello in cui sono pronti i risultati delle analisi trascorrono circa due giorni. Da ottobre a stamane sono stati testati 118 pennuti.

L’UFV intende inviare questa settimana una lettera agli avicoltori per ricordare loro le misure igieniche da rispettare. Al momento non sono previste altre misure a livello nazionale, come un obbligo di tenere al chiuso i gatti. È infatti improbabile che i felini contraggano il virus, ha affermato Falk. Di regola essi cacciano gli uccelli e non mangiano volatili già morti. Ai proprietari di gatti preoccupati il portavoce dell’UFV consiglia di applicare un campanellino al proprio animale, così da ridurre la possibilità che riesca ad acciuffare un pennuto

27/02/2006
Dopo il primo caso riscontrato in Svizzera, i controlli su volatili proseguono a pieno regime. Da ieri non sono emersi nuovi casi di contagio. Stamane erano disponibili i risultati di undici test, tutti negativi.

Attualmente viene esaminata giornalmente una ventina di volatili, ha dichiarato oggi all’ATS Marcel Falk, portavoce dell’Ufficio federale di veterinaria (UFV). Dal momento del ritrovamento di un uccello morto a quello in cui sono pronti i risultati delle analisi trascorrono circa due giorni. Da ottobre a stamane sono stati testati 118 pennuti.

L’UFV intende inviare questa settimana una lettera agli avicoltori per ricordare loro le misure igieniche da rispettare. Al momento non sono previste altre misure a livello nazionale, come un obbligo di tenere al chiuso i gatti. È infatti improbabile che i felini contraggano il virus, ha affermato Falk. Di regola essi cacciano gli uccelli e non mangiano volatili già morti. Ai proprietari di gatti preoccupati il portavoce dell’UFV consiglia di applicare un campanellino al proprio animale, così da ridurre la possibilità che riesca ad acciuffare un pennuto
fonte tio www.tio.ch
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UNA STELLA COMETA LUNGA DUECENTOMILA ANIMELLE

15 Gennaio 2006 Nessun commento

Un successo oltre le previsioni per la protesta organizzata via mail
In piazza Duomo molti gli uomini e tantissime le giovani

LE DONNE TORNANO IN PIAZZA PER LA 194
a Milano sfilano in duecentomila
Bonino: “Stufi di molestie clericali che hanno passato il segno”
Nuovo appuntamento, annunciato oggi, è a Napoli l’11 febbraio

rassegna stampa da La Repubblica

MILANO – Le donne sono tornate, in tante, determinate a difendere quella che è stata una delle tappe fondamentali dell’emancipazione, la legge 194 sull’interruzione volontaria di gravidanza. A Milano non basta piazza Duomo a contenere tutti quelli che sono scesi in piazza per la 194. E c’è il solito balletto di cifre: 100 mila i partecipanti per la questura, almeno 200 mila per gli organizzatori. Ma a togliere dubbi sul successo dell’iniziativa è il colpo d’occhio sulla piazza milanese, stracolma di gente e con tante persone che non sono riuscite ad entrare.

Con in testa lo striscione “Siamo uscite dal silenzio”, il corteo è partito da piazza duca d’Aosta ed è arrivato in piazza Duomo, deputata agli interventi dal palco, con un continuo afflusso di persone. Secondo la questura in tantissimi sono arrivati a manifestazione iniziata alla stazione di Milano e si sono affrettati a raggiungere la piazza. Nel corteo soprattutto donne, ma molti anche gli uomini e i bambini. Tra i simboli quelli di Cgil (presenti tutte le segreterie nazionali della confederazione), Prc, Pdci e Ds.

Negli striscioni ha prevalso il tema della libertà di scelta, con frecciate all’ingerenza della chiesa. “La libertà femminile all’origine della vita”, “Libere di scegliere”, “No al controllo del corpo della donna”, “Meno Ruini, più bambini”, “Attenti, le donne votano di pancia” e “Vogliamo la Papessa” , alcuni degli slogan. In piazza Duomo è toccato all’attrice Ottavia Piccolo aprire gli interventi dal palco: “Non voglio dimostrare niente, voglio mostrare” ha esordito citando Federico Fellini per poi aggiungere: “Siamo qui per questo”.
La manifestazione di Milano si è poi collegata con quella di Roma per i Pacs: a piazza Duomo si è dunque sentita la voce dell’attrice Lella Costa, che parlava a piazza Farnese. Manifestazioni gemelle perché, come ha detto a Milano Cristina Gramolini della segreteria di Arci Lesbica, “pensiamo non solo di difendere le conquiste del passato ma di estendere lo Stato laico”. Un modo per ribadire “il valore del rispetto per il proprio corpo”.

Ottavia Piccolo ha coordinato gli interventi delle organizzatrici, di scrittrici e attrici che si sono alternate sul palco: Anna Bonaiuto, Maddalena Crippa, Sandra Ceccarelli, Debora Villa, la giornalista Assunta Sarlo che ha riproposto la mail che scrisse due mesi fa per invitare le donne a farsi sentire e che è all’origine della mobilitazione. E, unico uomo, Paolo Hendel. Sul palco sono salite anche Karina Scorzelli, mediatrice culturale cilena che lavora nei consultori che ha parlato a nome delle donne immigrate, e Fiorella Mattio in rappresentanza delle precarie.

Ha concluso l’attore Silvano Piccardi che ha letto la poesia “Ballata per le donne” di Edoardo Sanguineti. Fino a pochi minuti prima la gente continuava ad affluire in piazza Duomo, e gli organizzatori dal palco hanno invitato tutti ad avvicinarsi per permettere alla coda del corteo di entrare in piazza.

L’alta adesione deve essere considerata una “speranza per una nuova stagione del Paese” secondo Barbara Pollastrini, coordinatrice nazionale delle donne Ds. Tra i rappresentanti della politica anche il presidente della Provincia di Milano Filippo Penati, Ombretta Colli e Milly Moratti.

Emma Bonino, leader del partito Radicale ha detto che “la manifestazione di oggi non è un amarcord degli anni ’70 con molti uomini. E’ l’espressione della società italiana in cui la gente si è resa conto che le molestie clericali hanno superato i limiti”. Bonino ha poi definito il corteo “enorme, gioioso e determinato”.

“Siamo uscite dal silenzio – ha concluso Susanna Camusso, segretaria della Cgil Lombardia -. Ora vogliamo difendere questa capacità di parola”. Il prossimo appuntamento, annunciato oggi, è per l’11 febbraio a Napoli.

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SOLIDARIETA’ CON L’ INTELLETTUALE ITALIANO EMILIO GEROSA

6 Gennaio 2006 Nessun commento


L’ intellettuale italiano Emilio Gerosa combatte da anni una impari lotta contro un male neurologico a tutt’ oggi incurabile, “fermo” in una clinica specializzata a Mendrisio in Ticino (Svizzera).
Per il futuro, in Italia, chissà… visti i referendum !? (sic)

Emilio GEROSA e’ nato nel 1947 a Trento (Italia) ove ha frequentato la Facoltà di sociologia negli anni caldi , insieme a Renato Curcio ed altri importanti leader della sinistra rivoluzionaria di quel periodo.

Approdato in Ticino per amore, all’inizio degli anni ’70, ivi stabilitosi, vi ha fondato il Collettivo Politico Leninista (C.P.L.) un movimento politico che aveva come riferimento in Italia, Avanguardia Operaia, l’influente movimento italiano extra parlamentare.

Nel Collettivo Politico Leninista (CPL), militarono alcune dozzine di compagni che oggi rivestono incarichi di prima grandezza nel mondo dei mass media, delle opere sociali e dell’ insegnamento in Ticino.

Amico dello scrittore giornalista italiano ed ex deputato Silverio CORVISIERI collaboro’ dal 1974, al nascituro Quotidiano dei Lavoratori

Emilio GEROSA, oltre ad essere un eccellente giocatore di scacchi e’ anche appassionato estimatore di Free Jazz e fraterno amico del celebre musicista (compositore e percussionista) trentino/milanese Toni RUSCONI.

Nonostante il riflusso politico degli anni successivi, Gerosa, non ha mai rinnegato le sue origini intellettuali marxiste ed ha sempre sostenuto l’attualita’ dell’analisi e del pensiero marxiano.

Fondato Nautilus, un ufficio di studi & ricerche, negli anni ’80/90 ha pubblicato libri ed oltre 300 studi ed analisi sociologiche e statistiche in Ticino ed Italia.

In qualita’ di insegnante ha contribuito alla formazione di centinaia di operatori e infermieri, presso le scuole professionali del Canton Ticino e collaborato con la Regione Lombardia.

Colpito da una malattia neurologica, a meta’ degli anni 90, e’ attualmente degente in una struttura specializzata a Mendrisio in Ticino.

Molto attento alle cose del Mondo,
e’,sempre combattivo e lotta per sconfiggere
il male che lo ha colpito.

Gradisce molto le visite…

Riferimenti: Lascia un msg a Emilio ora !

BAMBINI HANDICAPPATI E GIOCHI

5 Gennaio 2006 Nessun commento

Alcune idee e riflessioni sulle attività di gioco proposte a bambini con compromissioni motorie
Con i bambini che presentano severe compromissioni motorie il problema principale, quando si pensa ad un attività di gioco, è di tipo operativo, riguarda cioè “cosa fare”; spesso infatti le possibilità di azione che la patologia rende disponibili sono limitatissime (in alcuni casi può essere molto difficile isolare anche un solo piccolo movimento volontario).
Per questo motivo una condizione preliminare per l?accesso al gioco, alla comunicazione e a molte altre attività è un corretto posizionamento. La postura più appropriata è senz?altro quella che maggiormente agevola il bambino nell?esecuzione dei movimenti richiesti.
Spesso il gioco viene utilizzato come attività motivante con finalità di tipo riabilitativo. In questo caso le proposte di gioco perseguono obiettivi specifici, come ad esempio esercitare un determinato movimento o ottenere una determinata postura; è quindi naturale che il bambino debba affrontare alcune difficoltà per rispondere alle richieste del riabilitatore: è proprio il superamento di questa difficoltà lo scopo dell?attività.
In altri contesti di tipo non riabilitativo o in un progetto di comunicazione gli obiettivi che ci si pongono sono completamente diversi.
Ad esempio se si pensa alla comunicazione, per bambini che sono ancora agli inizi di un percorso, l?obiettivo può semplicemente essere quello di creare un?esperienza condivisa da poter raccontare, o in cui inserire comunicazioni significative. Per bambini che già utilizzano tabelle o altri strumenti il gioco può essere un?occasione per espandere il vocabolario, oppure per introdurre l?utilizzo di un VOCA, etc.
In altri contesti il gioco può essere il mezzo attraverso il quale stabilire una relazione positiva con una persona o un modo piacevole di trascorrere il proprio tempo libero. Non bisogna infatti dimenticare la dimensione di libertà e piacevolezza che il gioco deve saper creare. Spesso i genitori di bambini con problemi motori hanno delle difficoltà ad adeguare le proposte di gioco alle capacità del bambino e tendono a proporre esercizi riabilitativi come se fossero attività ludiche. E? normale che le limitazioni motorie riducano la qualità del gioco, ma nei soggetti in cui c?è discrepanza tra progettualità e capacità esecutive questo atteggiamento provoca nel tempo una notevole diminuzione della motivazione a fare. La carenza di esperienze ha ripercussioni negative in molte aree compresa la motivazione a rapportarsi ed a comunicare con gli altri. Non dobbiamo infatti dimenticare che la comunicazione interpersonale è strettamente legata alle esperienze che vengono vissute. La maggior parte delle cose che tutti noi “comunichiamo” possono essere ricondotte, più o meno direttamente, ad una nostra esperienza.
Per i soggetti in età evolutiva, le esperienze di gioco possono essere considerate preziose attività non solo perché favoriscono lo sviluppo cognitivo, affettivo e motorio, ma anche perché sono momenti insostituibili in cui si instaurano relazioni interpersonali positive e, nei casi di gravi compromissioni del linguaggio espressivo, perché creano occasioni stimolanti in cui il “fare” può essere legato al “comunicare”.
Date queste premesse, elenchiamo di seguito altri elementi importanti da valutare, oltre alla postura, quando si progetta un?attività di gioco:
1. La scelta del gioco.
2. La scelta dei giocattoli valutando le possibilità di accesso e gli opportuni adattamenti.
3. Gli spazi di gioco (ad es. la strutturazione delle superfici di appoggio): questo aspetto è legato al tipo di attività, ai materiali che occorrono per realizzarle ed al numero e tipologia dei partecipanti.
4. Il posizionamento del giocattolo. L?utilizzo di strategie facilitanti e la selezione di quelle che meglio si adattano ad una determinata attività di gioco.
Consideriamo ognuno di questi punti separatamente.
LA SCELTA DEL GIOCO
E? fondamentale, prima di entrare nel merito della scelta del gioco, chiarire la differenza tra gioco e giocattolo. Il gioco è una situazione articolata che si avvale dei giocattoli in qualità di strumenti per raggiungere un determinato scopo. In altre parole: il gioco è il progetto, il giocattolo è un mezzo per realizzarlo.
La scelta del gioco implica una valutazione del livello raggiunto dal bambino anche sulla base delle esperienze che ha potuto realizzare fino a quel momento; il passaggio ad uno stadio successivo implica infatti la sperimentazione dei livelli precedenti. Ad esempio nei primi mesi di vita i giochi preferiti dei bambini sono centrati sulla visione e sull?ascolto (oggetti appesi sul lettino, sonagli, etc). Progressivamente (anche sulla base delle progressive acquisizioni motorie) le attività diventano di tipo esploratorio: esplorazione degli oggetti prima con la bocca, poi con le mani, esplorazione dell?ambiente, etc.
Spesso i bambini con gravi problemi motori non hanno la possibilità di sperimentare questi diversi livelli.
Nella scelta del gioco è dunque importante creare una situazione in cui sia possibile sperimentare diversi e nuovi livelli. Questa scelta deve però essere effettuata tenendo conto anche delle capacità cognitive. Se il bambino ha potenzialità molto più ampie rispetto alle capacità esecutive, sarebbe un errore proporre un gioco non adatto anche al suo livello di progettualità. La scelta del gioco dovrebbe considerare questi aspetti contemporaneamente.
Se viene scelto un gioco di gruppo si aggiungono poi ulteriori elementi da valutare.
Un gruppo di soli disabili o misto?
Un gruppo di soli disabili omogeneo o disomogeneo?
Quanti bambini e quanti adulti?
Come strutturare il contesto?
LA SCELTA DEI GIOCATTOLI
Giocattoli di uso comune
Se la scelta ricade su giocattoli di uso comune, oltre a valutare la possibilità che hanno di motivare il bambino ad effettuare e ripetere determinate azioni, è importante verificare altri aspetti tra cui:
· le caratteristiche sensoriali: visive (dimensioni dell?oggetto, complessità del disegno, numerosità di dettagli non fondamentali per la comprensione della sua funzionalità), uditive (feedback acustici di vario tipo), tattili (morbidezza, durezza, ruvidezza, etc)
· la facilità di presa del giocattolo e delle sue parti componenti (ad esempio incastri con pomelli ingranditi che possano essere afferrati anche da una mano imprecisa, etc)
· la modalità di accesso ai comandi che permettono di azionarlo (interruttori grandi, macchinine che si muovono anche se vengono solo sfiorate, etc)
· la possibilità di apportare delle modifiche
· la stabilità, la sicurezza, la durabilità
Le modifiche apportate a giocattoli di uso comune: alcune idee
Un aspetto importante riguarda appunto la possibilità di apportare modifiche.
Riportiamo di seguito alcune idee.
A volte è sufficiente aggiungere delle maniglie o dei prolungamenti per permettere al bambino di afferrare alcune parti componenti dell?oggetto.
Ad esempio un puzzle può essere inaccessibile a bambini che non hanno sviluppato una buona motricità fine della mano. In alcuni casi può essere sufficiente aggiungere delle maniglie fissate perpendicolarmente a ciascun pezzo (con della gommina o altro materiale adesivo) affinché il bambino sia in grado di afferrare i pezzi o di farli scivolare sul piano. Questi prolungamenti possono essere fissati anche sulle diverse parti di un garage o di una cucina giocattolo per permettere di azionare alcuni comandi (ad es. in un garage, sul pulsante che fa scendere le macchinine)
Se il bambino non è in grado di afferrare alcun oggetto si può utilizzare del velcro che viene posto sui giocattoli; sulla mano si può apporre una fascia o un guanto di materiale a cui si attacca il velcro. In questo modo sarà sufficiente che il bambino sfiori l?oggetto con la mano e questo rimarrà attaccato ad essa.
Diversi adattamenti possono essere fatti ai libri per bambini. Il primo accorgimento è quello di ispessire le pagine per rendere più agevole lo sfogliamento. Se questo non è sufficiente è possibile apporre lateralmente alle pagine dei prolungamenti (ad esempio delle strisce di cartone fissate con del nastro adesivo). In alcuni casi è necessario plastificare le pagine per evitare che si sciupino o si scolorino a causa della scialorrea; per semplificare queste operazioni può essere sufficiente fotocopiare i libri ed inserire le pagine in un album fotografico (in questo modo le pagine risultano già ricoperte da una pellicola trasparente e leggermente ispessite).
Un semplice molletta per bucato o una sfera di polistirolo o gommapiuma (a cui viene praticato un foro) possono diventare l?impugnatura di penne, pennarelli o altri bastoncini.
GLI AUSILI
In commercio esistono anche dei giocattoli meccanici dotati di particolari adattamenti che permettono il collegamento di sensori esterni. In questo modo è possibile personalizzare la modalità con cui viene azionato il giocattolo scegliendo il sensore opportuno. Altri adattamenti possono essere effettuati con giocattoli di uso comune a batterie che funzionino in modalità on/off (ad esempio un animaletto che si muove in una sola direzione, un giocattolo che emette un suono, etc). In generale questi ausili vengono utilizzati da operatori del settore per effettuare delle valutazioni. In un contesto ludico possono avere un?utilità se vengono integrati in una più complessa attività di gioco in cui il bambino disabile può eseguire un?operazione in completa autonomia.
Allo stesso modo alcuni ausili per la comunicazione, come ad es. i VOCAs, (Vocal Output Communication Aids: per approfondimenti su questi strumenti vedere in archivio l?articolo “La comunicazione Aumentativa/Alternativa”) possono essere utili per permettere al bambino non parlante di effettuare alcune richieste. Per esempio un semplice monomessaggio può essere utile per richiedere il turno. Un ausilio con più messaggi, appositamente predisposto, può permettere di interrompere la narrazione di una favola per porre dei quesiti, fare dei commenti, etc.
IL POSIZIONAMENTO DEL GIOCATTOLO
Per il posizionamento del giocattolo vale lo stesso discorso fatto a proposito della postura. Dopo un?attenta analisi delle capacità motorie e sensoriali del soggetto, il giocattolo deve essere posizionato in modo da facilitare il più possibile l?attività che deve essere compiuta con esso. E? dunque importante stabilire le zone del piano dove il bambino riesce ad arrivare in modo più agevole e la zona del campo visivo dove la percezione è migliore.
UTILIZZO DI STRATEGIE FACILITANTI E SELEZIONE DI QUELLE CHE MEGLIO SI ADATTANO ALL?ATTIVITÀ
Quando la compromissione motoria è molto severa è difficile pensare ad un?attività con un minimo di strutturazione che possa essere svolta in completa autonomia. E? quindi importante pensare anche ad alcune strategie facilitanti in cui si prevede l?intervento dell?adulto o di un altro bambino (o più d?uno). Ad esempio può essere realizzato un gioco composto da una sequenza di azioni (ad es. fare un frullato di frutta) in cui il bambino interviene in alcune di esse per dare un aiuto (nell?esempio azionando il frullatore con un sensore, decidendo che frutto utilizzare, etc). A seconda del bambino con cui si lavora e dell?attività che si pensa di realizzare, le strategie vanno studiate attentamente anche valutando il grado di partecipazione al gioco ed il livello di soddisfazione che il soggetto ne può trarre.
In conclusione: anche in presenza di severe compromissioni motorie è possibile realizzare diverse attività ludiche. E? però necessario valutare anticipatamente una serie di variabili. In questo breve articolo abbiamo riportato solo alcuni esempi; nella realtà molte cose si possono fare per evitare che un bambino perda la possibilità di vivere esperienze piacevoli e gratificanti al pari di tutti i suoi coetanei.
D.SSA KATIA LACRIMA (2005)

Bibliografia
· Il contesto in riabilitazione: giochi, giocattoli e dintorni. Idee, esperienze, prodotti a cura di A. Ferrari – Atti del convegno di Paestum ? 11/13 marzo 1999- e del convegno di Rimini ?16/18 settembre 1994); Ed. Officine Ortopediche Rizzoli.
· Dott.ssa A. Schiaffino, Dott.ssa G. Veruggio, Seminario “Battere, sfiorare, indicare, pigiare, giocare, comunicare, scrivere”, scuola di formazione in Comunicazione Aumentativa e Alternativa (anno accademico 1998-?99), Centro Benedetta d?Intino (MI).
Dott.ssa Vittoria Stucci – Leonardo S.r.l.

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